L’intelligenza artificiale sta iniziando a produrre effetti concreti anche nel settore dell’advisory, della consulenza societaria e delle professioni ordinistiche, incidendo non soltanto sugli strumenti operativi utilizzati dagli studi professionali, ma sulla struttura stessa del lavoro professionale. Non tanto perché l’intelligenza artificiale sia destinata ad eliminare il professionista, quanto perché sta modificando in profondità la struttura economica della professione, il valore relativo delle attività svolte e l’organizzazione stessa degli studi professionali.
Secondo il “2025 Global AI Jobs Barometer” di PwC, basato sull’analisi di quasi un miliardo di job posting e di dataset occupazionali a livello globale, i settori maggiormente esposti all’intelligenza artificiale stanno registrando incrementi di produttività significativamente superiori rispetto agli altri comparti economici. Nei settori AI-exposed il revenue per employee è cresciuto del 27%, contro il 9% dei settori meno esposti alla trasformazione tecnologica. Ancora più rilevante appare un altro dato contenuto nello studio: le competenze richieste nei ruoli maggiormente esposti all’AI stanno evolvendo ad una velocità circa il 66% superiore rispetto ai comparti meno coinvolti dal fenomeno.
Si tratta di dati che incidono direttamente anche sul settore della consulenza professionale. Attività quali predisposizione documentale, analisi preliminari, simulazioni economico-finanziarie, reportistica, sintesi normative e prime elaborazioni tecniche possono oggi essere sviluppate in tempi drasticamente inferiori rispetto al passato.
Questo fenomeno, tuttavia, non può essere letto esclusivamente come una dinamica di efficientamento operativo. L’impatto più significativo riguarda probabilmente la progressiva ridefinizione del valore professionale. Le attività maggiormente standardizzabili tendono inevitabilmente a subire una compressione economica. Parallelamente, aumentano di importanza le componenti meno replicabili del lavoro professionale: capacità di interpretazione, supervisione dei processi, controllo qualitativo dell’elaborato, gestione della complessità, valutazione strategica e coordinamento multidisciplinare.
Anche gli organismi professionali stanno iniziando ad affrontare il tema in modo più strutturato. Il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili ha recentemente pubblicato documenti di approfondimento dedicati all’utilizzo dell’intelligenza artificiale nella professione, con particolare attenzione ai temi della responsabilità professionale, della supervisione umana, della trasparenza nei confronti del cliente, della governance dei processi e della tracciabilità degli elaborati.
Il principio che emerge appare piuttosto chiaro: l’intelligenza artificiale costituisce uno strumento di supporto all’attività professionale, ma non trasferisce la responsabilità dell’elaborato finale. L’attività intellettuale, il controllo critico, la validazione tecnica e la responsabilità verso il cliente continuano a rimanere integralmente in capo al professionista.
Questo aspetto assume una rilevanza ancora maggiore nell’ambito dell’advisory evoluta. Nelle operazioni straordinarie, nella consulenza finanziaria, nei processi di investimento, nelle attività di restructuring o nella gestione di operazioni industriali complesse, il valore professionale raramente coincide con la mera produzione materiale del documento.
Il punto centrale consiste piuttosto nella capacità di comprendere se quell’elaborato sia coerente rispetto al contesto reale dell’operazione. La sostenibilità industriale di un business plan, la bancabilità di una struttura finanziaria, la tenuta fiscale dell’operazione, la compatibilità regolatoria o la capacità di superare una due diligence rappresentano valutazioni che difficilmente possono essere delegate integralmente a sistemi automatizzati.
In questo contesto, Nohema ha avviato un processo di integrazione dell’intelligenza artificiale all’interno dei propri flussi operativi con un approccio fortemente orientato al controllo del processo e alla supervisione professionale. L’utilizzo dell’AI viene considerato principalmente come strumento di efficientamento e supporto analitico, non come sostituzione dell’attività professionale. L’obiettivo non consiste semplicemente nel ridurre i tempi di elaborazione, ma nel riallocare una quota crescente del tempo professionale verso attività a maggiore contenuto tecnico e strategico. La riduzione del tempo assorbito da attività ripetitive consente infatti di aumentare il presidio sulle fasi maggiormente critiche delle operazioni: analisi qualitativa, confronto con il cliente, coordinamento interdisciplinare, verifica della coerenza industriale e controllo complessivo della struttura dell’operazione.
Gli effetti osservabili riguardano sia il piano operativo sia quello economico. L’efficientamento di alcune attività standardizzabili permette di aumentare rapidità di execution, continuità operativa e profondità delle analisi, mantenendo più sostenibile il rapporto tra complessità dell’attività svolta e costo del servizio per il cliente. Parallelamente, la standardizzazione di alcuni flussi documentali e la maggiore disponibilità delle informazioni consentono di rafforzare il monitoraggio interno dei processi e la tracciabilità delle attività svolte.
Contrariamente ad una rappresentazione piuttosto diffusa, un utilizzo corretto dell’intelligenza artificiale non implica necessariamente una riduzione del controllo professionale. In molti casi può determinarne un rafforzamento, purché l’integrazione tecnologica sia accompagnata da adeguati presidi organizzativi, metodologie di revisione e processi di validazione strutturati.
Naturalmente, questa trasformazione richiede investimenti significativi. Non esclusivamente sul piano tecnologico, ma soprattutto sul piano delle competenze professionali. Lo stesso studio PwC evidenzia come i lavoratori dotati di competenze AI-specifiche registrino oggi livelli retributivi significativamente superiori rispetto a figure professionali equivalenti prive delle medesime competenze. Nel 2025 il wage premium associato alle competenze AI risulta mediamente pari al 56%.
Il dato conferma un aspetto particolarmente rilevante: il mercato non sta premiando semplicemente l’utilizzo degli strumenti tecnologici, ma la capacità di integrarli all’interno di competenze professionali complesse. Per questo motivo, l’evoluzione degli studi professionali difficilmente potrà continuare a basarsi esclusivamente sulla quantità delle risorse operative impiegate. Diventeranno progressivamente più centrali la qualità tecnica delle persone, la multidisciplinarietà, la capacità di interpretazione, il controllo dei processi e la gestione della complessità.
In questa prospettiva, Nohema continuerà ad investire nell’integrazione tra competenze professionali, tecnologia e specializzazione tecnica, mantenendo centrale il presidio umano delle attività di advisory. Perché nell’advisory evoluta l’intelligenza artificiale non elimina il ruolo del professionista, ne aumenta, piuttosto, il livello di responsabilità.
Fonti e riferimenti: