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EBITDA e valore nelle operazioni M&A

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Nelle operazioni M&A su PMI, l’EBITDA utilizzato ai fini della valorizzazione non coincide con il dato contabile, ma rappresenta l’esito di un processo di normalizzazione volto a isolare una misura sostenibile e ricorrente della redditività. La costruzione dell’EBITDA aggiustato incide direttamente sul valore d’impresa e, attraverso la relazione con la posizione finanziaria netta, sulla determinazione della valutazione pre-money e della struttura dell’operazione. In tale contesto, la qualità delle normalizzazioni e la coerenza della base informativa assumono un ruolo centrale, configurando l’EBITDA non come un dato, ma come la base negoziale su cui si fonda la valorizzazione.

Nelle operazioni su PMI, l’EBITDA rilevante ai fini della valorizzazione non coincide, nella maggior parte dei casi, con il risultato operativo lordo desumibile dal bilancio. La distanza non è un tema definitorio, ma metodologico: ciò che cambia non è la grandezza, ma il processo attraverso il quale essa viene selezionata e resa utilizzabile in sede negoziale.

Il dato contabile rappresenta un punto di partenza, ma non una base di lavoro. La sua funzione è descrittiva, mentre in un contesto di transazione ciò che rileva è la capacità di isolare una misura di redditività coerente con una logica di continuità operativa e sostenibile nel tempo. In questa prospettiva, l’EBITDA viene progressivamente ricondotto a una configurazione che esclude componenti non rappresentative e riallinea il risultato a condizioni ritenute “normali”.

Tale processo può essere espresso in forma sintetica come:

EBITDAadj=EBITDA+k=1nAdjkEBITDA_{adj} = EBITDA + \sum_{k=1}^{n} Adj_k

dove ciascun termine AdjkAdj_k rappresenta una rettifica che incide sulla rappresentazione della performance. La natura di tali rettifiche non è omogenea e non può essere ricondotta a una classificazione standardizzata: ciò che viene incluso o escluso dipende dalla capacità della singola componente di riflettere una condizione replicabile nel tempo.

Ne deriva che la costruzione dell’EBITDA assume una natura intrinsecamente selettiva e, per certi versi, negoziale. La distinzione tra ricorrente e non ricorrente, tra struttura e contingenza, tra costo operativo e componente specifica non è un dato oggettivo, ma il risultato di una valutazione che si sviluppa lungo tutto il processo di analisi e che trova il proprio punto di sintesi nella definizione della base economica condivisa tra le parti.

La rilevanza di tale processo emerge in modo diretto nel momento in cui l’EBITDA viene utilizzato come base per la determinazione del valore. Nella sua forma più sintetica, la relazione tra risultato e valorizzazione può essere espressa come:

EV=EBITDAadjMEV = EBITDA_{adj} \cdot M

dove EVEV rappresenta l’Enterprise Value e MM il multiplo applicato. Tuttavia, ciò che assume rilievo operativo è la sua forma incrementale:

ΔEV=MΔEBITDAadj\Delta EV = M \cdot \Delta EBITDA_{adj}

In tale configurazione, ogni variazione della base si riflette in modo lineare sul valore, ma con un effetto economico amplificato dal moltiplicatore. Ne consegue che la costruzione dell’EBITDA non è un passaggio accessorio, ma una delle principali determinanti della valorizzazione.

All’interno di questo schema si colloca il tema della valutazione pre-money, che rappresenta il punto di equilibrio tra base economica e struttura dell’operazione. In termini formali, la relazione può essere espressa come:

Equity Valuepre=EVPFNEquity\ Value_{pre} = EV – PFN

dove la posizione finanziaria netta (PFNPFN) viene sottratta al valore d’impresa per determinare il valore del capitale prima dell’ingresso di nuovi apporti. In presenza di operazioni che prevedono aumenti di capitale, la distinzione tra pre-money e post-money assume rilevanza non solo finanziaria, ma anche negoziale:

Equity Valuepost=Equity Valuepre+Equity InjectionEquity\ Value_{post} = Equity\ Value_{pre} + Equity\ Injection

La definizione della base EBITDA e quella della posizione finanziaria netta diventano quindi elementi interdipendenti, che concorrono alla determinazione della partecipazione trasferita e, più in generale, all’equilibrio economico dell’operazione.

In tale contesto, la fase di due diligence non introduce un nuovo livello di analisi, ma rappresenta il momento di verifica della coerenza del lavoro svolto. La tenuta delle normalizzazioni dipende dalla loro consistenza interna, dalla tracciabilità delle informazioni e dalla loro compatibilità con una rappresentazione prospettica del business. Un EBITDA formalmente corretto ma costruito su basi informative deboli tende a essere progressivamente ridimensionato; al contrario, una base coerente e riconducibile a driver identificabili mantiene la propria integrità anche in fase di revisione.

La costruzione dell’EBITDA nelle operazioni M&A si colloca quindi in un’area intermedia tra analisi economica e processo negoziale, nella quale il dato viene selezionato, ricomposto e reso coerente con una logica di continuità. Non si tratta di correggere un risultato, ma di definirne la base rilevante.

In questa prospettiva, il valore non deriva dall’applicazione di un multiplo a un dato contabile, ma dalla qualità del percorso che conduce alla sua determinazione. È in questo passaggio che si concentra la differenza tra una rappresentazione del risultato e la sua effettiva rilevanza ai fini della transazione.

Nohema supporta le imprese e gli investitori nella costruzione della base economica delle operazioni, integrando analisi contabile e logica negoziale al fine di rendere l’EBITDA una misura effettivamente rappresentativa della capacità di generazione di valore.